lunedì, 27 aprile 2009

Friedrich_Wanderer_above_the_Sea_of_FogA tutti coloro che credono nella libertà.

A tutti coloro che credono nella libertà di chiedersi cosa sia - la libertà.

A tutti coloro che amano. E per questo si domandano ogni giorno cosa sia l'amore.

A tutti coloro che non abboccano ai dogmi e alle ideologie.

A tutti coloro che, ciononostante, credono ancora in qualcosa.

A tutti coloro che vedono un mondo nero. Ma lottano per farlo diventare bianco.

A tutti coloro che hanno capito che teoria e prassi sono le due facce di una stessa medaglia.

A tutti coloro che vogliono sognare forte. Ma sanno che per farlo devono tenere i piedi per terra.

A tutti coloro che sono rivoluzionari, e non semplicemente ribelli.

A tutti coloro che sanno dire “No”, ma sono così forti da dire anche qualche “Sì”.

A tutti coloro che odiano l'indifferenza.

A tutti coloro che si indignano ma sanno mantenere il sangue freddo.

A tutti coloro che hanno compreso che contano più le domande che le risposte.

A tutti coloro che sanno accontentarsi senza rassegnarsi.

A tutti coloro che diffidano dei martiri, perché sanno che il vero eroismo è la vita.

A tutti coloro che odiano l'erudizione perché amano la cultura.

A tutti coloro che conservano un fiore in mezzo all'inferno.

A tutti coloro che non sono così arroganti da essere sicuri di sé. Ma, ciononostante, sanno scegliere da che parte stare.

A tutti coloro che pensano, quindi sono.

A tutti coloro che hanno il coraggio di essere umili e sinceri con l'altro sesso. E per questo sopportano tanti Due di Picche.

A tutti coloro che sono coraggiosi e non si vantano di esserlo.

A tutti coloro che sanno di essere soli e senza scuse.

A tutti coloro che, dopo essere stati ad un funerale, fanno l'amore.

A tutti coloro che non confondono l'umiltà con l'umiliazione.

A tutti coloro che hanno capito che usare la testa è il modo migliore per non chinarla mai.

A tutti coloro che sono fermamente convinti che un uomo possa sempre fare di più di ciò che è stato fatto di lui.

A tutti coloro che ascoltano le parole ma anche il silenzio.

A tutti coloro che si inchinano ma non abbassano gli occhi.

A tutti coloro che ripudiano la guerra, ma sanno apprezzare il valore del conflitto.

A tutti coloro che sanno che per essere coerenti bisogna lasciare irrisolta qualche contraddizione.

A tutti coloro che tengono nascosto nel libro di matematica una raccolta di poesie.

A tutti coloro che risolvono equazioni tra i versi di una poesia.

A tutti coloro che sanno che oltre alle nuvole c'è il sole, e oltre il sole, soltanto l'abisso.

A tutti coloro che, in tempi bui, accendono una luce.


A tutti voi, io dico - Grazie.

E vi invito a resistere.

Perché c'è un dannato bisogno di gente come voi.


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categoria:sognare politica
lunedì, 29 dicembre 2008
marx

Sera del ventitré dicembre: l'anti-vigilia di Natale.

Mentre affondo i denti in una soffice fetta di Pandoro rifinisco gli ultimi addobbi. Sbuffo una piccola nuvoletta di zucchero candido e guardo fuori dalla finestra. Oltre i doppi vetri, all'esterno, dove non arriva il tepore del fuoco che scoppietta nel camino, una leggera coltre gelida di nebbia ghiacciata sta allungando le sue dita scheletriche sulle ombre proiettate dai lampioni. Un brivido mi attraversa la schiena e mi volto verso le tinte calde e soffuse del salotto, imbracciando un pesante piumino dentro il quale mi avvolgo voluttuosamente, afferrando il libro che giace sul tavolino di fianco. Immerso nell'abbraccio della coperta, con lo stereo che sgocciola le dolci note dei Dire Straits, affondo gli occhi nelle pagine. Lentamente, le righe si intrecciano, le lettere danzano con il fuoco, si fondono con la musica, ed infine svaniscono...

...

TUMP!

Tud!

Ahi!”

Apro gli occhi. Il salotto è immerso in una calda oscurità. Realizzo di essermi addormentato sul divano. Lancio una veloce occhiata all'orologio: mezzanotte passata. L'ora dei fantasmi. Ma i fantasmi non dicono “Ahia”, di solito. Immobile nel buio, tendo l'orecchio e trattengo il respiro.

TUM!

Viene dal camino, ne sono sicuro. Dopo qualche secondo, la canna fumaria starnutisce un manciata di fuliggine. Mi alzo senza fare rumore e impugno silenziosamente una delle palette di ferro del camino. Sono abbastanza perplesso, però. Quale ladro si calerebbe dal camino? E con le braci ancora roventi sotto la cenere, oltretutto! Mentre attendo ulteriori sviluppi, incrocio con lo sguardo il calendario dell'avvento, affisso sulla parete nella semioscurità.

...Che sia in anticipo?

Ma non ho tempo per ulteriori riflessioni: con un trambusto micidiale, tra pezzi di calcestruzzo, foglie secche e tocchi di cenere, una grossa sagoma piomba pesantemente nel focolare. Un polverone mi investe, assieme ad un urlo epico. A occhio e croce, causato dalle braci ancora ustionanti.

Una figura scura emerge dalla fuliggine tenendosi il fondoschiena tra la mani. Corre di qua e di là, nel mio salotto, senza accorgersi minimamente di me. Sta imprecando in una lingua che non conosco. Io però sono troppo stupito per fare qualsiasi cosa.

Il ritratto è inconfondibile, da quando siamo bambini sappiamo tutti com'è fatto: una grossa pancia, un'imponente barba bianca, i capelli bianchi non lasciano spazio a dubbi.

Babbo Natale!” esclamo con un tremito nella voce.

Babbo Natale smette di massaggiarsi e finalmente nota di non essere da solo. Mi fissa con due occhi penetranti, poi prorompe:

Ma che Santa Klaus! Sono Karl Marx!

...

“Grazie mille”

Marx ringrazia burbero mentre afferra la tazza di Tè che gli porgo. Io sorseggio la mia, nella ferma convinzione che avrei bisogno di qualcosa di ben più forte. Abbasso gli occhi e esordisco imbarazzato:

Credevo fossi morto...”

L'anziano filosofo si liscia la folta barba con una mano e punta lo sguardo lontano:

“Già...questa è l'opinione di molti...

China il capo e mi sembra di scorgere il peso della Storia che si rovescia su quelle possenti spalle. Che stanno vacillando. Le sue parole sono velate di tristezza:

“Nel nome del comunismo sono state commesse stragi, sono state proclamate dittature, sono stati innalzati dittatori, tiranni hanno strappato il potere al popolo. Non è questo quello che avevo in mente.”

Marx si alza e si dirige verso la finestra. Fissa il proprio sguardo nella notte fredda, nella quale ghiacciati fiocchi di neve turbinano come fantasmi.

“Mi sono sempre rifiutato di prescrivere ricette per l'osteria del futuro. Però non è questo il mondo che avevo previsto. Il Capitalismo si è trasformato. Il proletariato si è assottigliato, mentre la classe media si è espansa e la società non è diventata una piramide come pensavo, piuttosto assomiglia ad una cipolla.”

Mi avvicino al filosofo, e getto anch'io lo sguardo nell'oscurità, mentre soppeso le parole che pronuncio:

“Il Capitalismo ha cambiato forma, ma la sostanza è la stessa: lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo è rimasto immutato. Un miliardo di ricchi schiaccia cinque miliardi di poveri, dei quali oltre un miliardo vive sotto la soglia di povertà di un dollaro al giorno. Ma noi cosa ci possiamo fare, non abbiamo potere, cioè non abbiamo soldi. La nostra voce rimarrà inascoltata. È inutile combattere una battaglia persa in partenza.

Marx si volta di scatto e mi pianta gli occhi diritti nei miei. Non riesco a reggere quello sguardo.

“Dunque è questo lo spirito che infesta questo secolo? Un realismo che ha sapore di rassegnazione! Il mondo si può cambiare, non è mai troppo tardi per coltivare una speranza. Noi abbiamo l'imperativo categorico di rovesciare tutti i rapporti nei quali l'uomo è un essere degradato, assoggettato, abbandonato e spregevole! Questa è una battaglia persa? Questa è l'unica battaglia degna di essere combattuta! Ho dedicato tutta la mia vita, tutta la mia attività teorica e pratica, alla grande tensione ideale di una metamorfosi dell'uomo e della società!”

Vorrebbe aggiungere altro, ma interrompe il suo slancio e china gli occhi. Sta pensando che forse sono parole inutili, forse sono discorsi inadatti per quest'epoca.

Eppure c'è qualcosa in quelle idee che ha fatto breccia, almeno dentro di me, e mi accorgo che quell'uomo non è affatto morto. La società è cambiata, il capitalismo è diventato più feroce e più subdolo e gli abbiamo permesso di divorare tanti sogni.

Ma non tutto è perduto.

Appoggio la mia mano sulla spalla di Marx. Lui si volta, ci guardiamo negli occhi.

I Filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo; si tratta di trasformarlo.”

E lo trasformeremo!

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categoria:filosofia, attualità, sognare politica
domenica, 07 settembre 2008

sogno

Cos'è che ci distingue dagli animali? Qualcuno parlerà del pollice opponibile, qualcun altro tirerà in ballo il linguaggio, qualcun altro ancora affermerà che non c'è alcuna differenza tra l'uomo e gli altri animali, dato che siamo tutti parte del tutto Natura.

Grandi pensatori, da Aristotele in avanti fino ai moderni biologi, hanno tentato di dare una risposta a questa domanda.

Io penso che ciò che davvero ci rende esseri umani sia sognare.

Una risposta scontata? Un po' banale, diranno alcuni.

Mi piacerebbe tuttavia invitarvi a riflettere un attimo sulla portata incredibile del sogno. Innanzitutto, vorrei precisare che utilizzo il termine “sognare” nella sua accezione più ampia e ricca di significato: non mi riferisco soltanto ai sogni concepiti sotto le coperte, anzi, indico soprattutto quelli partoriti alla luce del sole, i sogni ad occhi aperti.

Sognare ad occhi aperti, insomma. Non è difficile a questo punto percepire il coro dei materialisti, le battute dei cinici, gli sberleffi di molti e il dubbio di tanti.

Sognare ad occhi aperti? Un'attività inutile, dispendiosa, che non rende: una perdita di tempo!”: ecco cosa li sento dire. Prima ironici, poi con rabbia pretendono di richiamarti “con i piedi per terra”.

E invece no. Perché a terra si striscia, e invece noi siamo fatti per spiccare il volo e spiegare le ali.

E il motore sono i sogni. La propulsione si chiama fantasia, quel misterioso aspetto della natura umana che sta in bilico sul filo della realtà e si abbandona volentieri al cielo infinito dell'irreale.

Eh sì, perché i sogni sono fatti di questo: irrealtà. Non sono fatti di nulla, allora? Non è così, invece. È questo il lato più fantastico della mente umana: percepisce ciò che non c'è, plasma il futuro, costruisce castelli magnifici su fondamenta inesistenti.

L'arte, la letteratura, la filosofia e perfino la scienza, non sono altro che interpretazioni, costruzioni mentali della potenza sognatrice dell'uomo. Il sognare è la tensione che ci spinge avanti nel fiume del tempo, è la fonte da cui nasce il concetto stesso di futuro e da cui germinano i suoi figli “presente” e “passato”.

Il futuro è quella vaporosa sede verso cui convergono i desideri. E i desideri sono sempre espressioni di un bisogno di un quid che non abbiamo e che, perciò, non alberga nel nostro presente, ma abita nella regione del futuro, pascola nelle ampie distese del sogno.

Tuttavia, ciò che sarà è un incognita. Se qualcuno l'abbia deciso, se il “futuro sia scritto”, nessuno lo sa, certamente io preferirei non saperlo.

E come ogni cosa sconosciuta, l'incertezza del futuro mina le basi della nostra presente sicurezza. Sì, perché in ognuno di noi convivono due correnti: una tensione verso l'ignoto, verso la scoperta, verso il futuro, e un'altra che ci ancora a ciò che abbiamo, al passato, all'immobilità tranquillizzante della tradizione. Chiaramente questa è una semplificazione sicuramente eccessiva dell'animo umano, però penso che renda l'idea e spieghi a grandi linee almeno una parte del conflitto insito, più o meno consciamente, in ciascuno di noi.

Penso che si possa leggere l'intera storia umana utilizzando come chiave di lettura il rapporto tra queste due correnti, il rapporto realismo/sogno: in altre parole, possiamo tentare di percepire lo “spirito di un'epoca” osservando come i suoi abitanti si rapportavano con il sogno, con la fantasia, con l'immaginazione. Con il futuro.

Prendiamo due esempi: il basso medioevo e l'Illuminismo.

Nel basso medioevo la volontà del cambiamento, cioè la tensione verso il futuro, era, prevalentemente, soffocata da un piatto immobilismo, uno stato mentale collettivo che si rifletteva nell'economia di sussistenza, nella ristrettissima diffusione della cultura e in una serie di altri fattori che contribuivano a plasmare un “tipo antropologico” chiuso, tradizionalista, refrattario alle novità e immerso in un costante ed immutabile presente.

Analizziamo invece l'Illuminismo. Ci appare evidente una totale differenza in quello che abbiamo chiamato rapporto realismo/sogno: nella classe intellettuale e nella borghesia si era diffuso un forte ottimismo verso il futuro, una chiara volontà di migliorare la situazione e anche una dimensione rivoluzionaria che è infine sfociata, come sappiamo, nella rivoluzione francese con le sue grandi conquiste e, ricordiamolo, le sue inevitabili contraddizioni.

Ripeto, sono analisi molto generali e senz'altro poco approfondite, ma mi servono per mostrare come la chiave di lettura sia utile ed applicabile, perché essa scaturisce dall'analisi di alcune caratteristiche costanti dell'animo umano, come ho cercato di esporre all'inizio dell'articolo.

Ebbene, se noi ora volessimo volgere la nostra “lente del sogno” verso l'epoca contemporanea, verso il frangente storico in cui noi stessi viviamo, quali conclusioni potremmo trarne?

È doveroso premettere che analizzare l'oggi è molto più difficile che districare lo ieri, soprattutto perché molte informazioni non ci sono accessibili e non siamo nemmeno dotati di quel senso di distacco che ci consente una sorta di volo panoramico sul paesaggio storico, sulla sua selva di eventi e di rivoli che non sempre sono legati dal principio di causa ed effetto.

Detto questo, ciò che mi sembra di percepire è una generale paralisi del sognare. Parlando con le persone, e soprattutto con i giovani, con i ragazzi, emerge un pessimismo verso il futuro, un senso di de-responsabilizzazione (il solito “E che ci posso fare io?”) che è a dir poco inquietante. Se coloro che hanno tutta la vita davanti non provano interesse per essa, chi può farlo?

Se coloro che hanno in corpo tutte le energie non si impegnano per sé stessi, cosa ne sarà del futuro?

Percepisco una deriva intellettuale, un appiattimento, un'omologazione ed una sfiducia in sé stessi molto pericolosi. I grandi mutamenti nell'equilibrio internazionale, l'altalena dei poteri economici, l'ascesa di nuove superpotenze e il declino del vecchio occidente sono tutte sfide che, al contrario, necessitano di nuove energie, di menti fresche e di teste pensanti.

È il momento di svegliarsi. E ricominciare a sognare. Più forte che mai.

postato da: vanghelis alle ore 19:41 | Permalink | commenti
categoria:sognare politica