domenica, 24 agosto 2008

SessantottoQuarant'anni fa il mondo, dagli Stati Uniti al Messico, dalla Germania all'Italia, veniva investito da un'ondata di contestazione e di mobilitazione studentesca che voleva cambiare il mondo. Era scoppiato il Sessantotto.

A quattro decenni di distanza, non è per niente semplice tentarne un bilancio, soprattutto per quanto riguarda la situazione italiana, in cui altri fattori (le grandi lotte sindacali) si intrecciarono alla protesta studentesca, politicizzandola e, infine, diluendola fino a farne scomparire lo spirito iniziale.

Oggi, quando si parla di quegli anni, noi giovani ci troviamo di fronte ad una grande confusione: voci antitetiche litigano tra di loro e passiamo dall'opinione del Ministro dell'Economia Tremonti, che vede nel '68 il momento di distruzione della serietà scolastica ed universitaria, a quella di Mario Capanna, storico leader del movimento studentesco, che definisce “formidabili quegli anni”.

Il problema è che dagli anni 60 in avanti, si entra in quel limbo di “non-ancora-storia”, in cui molti eventi non sono tuttora chiari (non si è ancora accertata, per esempio, l'identità dei reali mandanti della strage di Piazza Fontana del 2 dicembre 1969), in cui non sono ancora state decise all'unanimità date “spartiacque”, in cui una sintesi, un'analisi delle correnti storiche profonde, anche a causa della vicinanza degli eventi e di altri molti fattori, non è ancora possibile.

Così, seppure i libri di storia ne parlino, permane un gran caos, una selva di voci, e se qualche ragazzo prova a chiedere l'opinione su quegli anni a chi li ha vissuti, è probabile che ottenga versioni differenti che magari pongono l'accento su fatti completamente diversi, fino ad arrivare, come abbiamo visto, a visioni completamente opposte.

Eppure, e su questo concordano tutti, tra la fine degli anni 60 e per tutti gli anni 70 (i terribili Anni di Piombo) in Italia si è giocata una partita importantissima per la sopravvivenza stessa della democrazia. Una partita tragica, segnata da tentativi di golpe da parte dell'estrema destra e dal terrorismo di estrema sinistra, culminata con il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, il 16 marzo del 1978, in cui ogni cittadino dovette definitivamente scegliere da che parte stare: o con le istituzioni, con lo Stato, o con le Brigate Rosse.

Il terrorismo, la violenza di piazza, gli scontri armati, i picchiatori di destra e di sinistra, però, non hanno nulla a che fare con lo spirito iniziale che mosse gli studenti nel 1968.

Sull'onda della contestazione americana pacifista che si opponeva alla Guerra in Vietnam, del movimento per l'emancipazione dei neri guidato da Martin Luther King, sul Maggio Francese e sul suo fantastico slogan “l'Immaginazione al Potere”, anche in Italia i giovani ritennero di poter cambiare il mondo, mutando il modo di pensare e il sistema di valori, dando vita a una propria contro-cultura.

E, ricordiamolo, non sono state né poche né secondarie le lotte portate in campo dal movimento studentesco e non solo: la rivoluzione sessuale è figlia di quei tempi e quelle idee, così come i diritti civili di divorzio e aborto, faticosamente conquistati, e che oggi qualcuno sta pericolosamente rimettendo in discussione.

Anche il sistema universitario fu scosso: fu aumentato il numero di appelli per gli esami e si tentò di eliminare i cosiddetti “Baroni”, professoroni a cui non importava nulla degli studenti e che spadroneggiavano e tiranneggiavano nelle loro facoltà senza la minima giustizia e morale.

Certamente, come ogni ventata di novità e contestazione, anche il Sessantotto si portò dietro il suo carico di errori e assurdità, come la pretesa abolizione dei voti o la richiesta del 6 politico, additato addirittura da Tremonti come la rovina del sistema scolastico nazionale.

Quello che però è innegabile è che, nel bene e nel male, oggi non saremmo quello che siamo se non ci fosse stato il Sessantotto.

E noi giovani dobbiamo riscoprire quel formidabile spirito che animava quegli anni: il desiderio di mettersi in gioco, di reclamare il proprio posto nella società, di opporsi a sistemi di valori obsoleti ed ingiusti.

E ora più che mai, in quest'Italia travagliata da mille problemi, c'è bisogno di un forte impegno giovanile, di una ventata di novità, di un risveglio culturale ed un riscatto intellettuale. Siamo spaesati perché ci sembra di non avere un sistema di valori “avversario” contro cui lottare, una visione della vita a cui opporre la nostra. In realtà, basta aprire appena gli occhi per individuare un sistema soffocante più sottile e nascosto: la subdola “cultura” del potere e del dio denaro onnipotente, dell'ignoranza sbandierata con gloria, della svendita del corpo, della corruzione, della pubblicità e della fiction che servono a distrarre, ad addormentare, ad anestetizzare l'opinione pubblica, e, soprattutto, la riscossa intellettuale di noi giovani.

È contro questi nuovi nemici che dobbiamo lottare, è contro l'errata concezione della vita trasmessa da molte televisioni, è contro l'inefficienza, l'ignoranza e la corruzione di gran parte del mondo politico, specialmente a destra, specialmente con questo governo.

Ma, ricordiamoci: a tutto ciò dobbiamo opporre una nostra cultura, un nostro sistema di ideali (e non di ideologie), un nostro forte e difficile impegno. Bisogna fare presto. Perché ce n'è davvero un urgente bisogno.

postato da: vanghelis alle ore 12:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica