Giardino dell'Eden, Inizio dei Tempi (minuto più, minuto meno) – dal nostro inviato. Angelici lettori e lettrici, giungono importanti novità circa l'ultimo affare capitato sotto gli occhi della Direzione – il cosiddetto “affare Uomo”. Nonostante la diffidenza espressa nelle ultime decine di migliaia di anni da molte Cerchie Angeliche, il Capo ha insistito nella supervisione di ciò che per molti non è altro che una curiosa perdita di tempo. Il Capo ha ufficialmente dichiarato, al contrario, che questo “scherzo dell'evoluzione naturale” è qualcosa di notevole, a cui destinare un'ingente quantità di attenzione (e di fondi dei contribuenti). Ripercorriamo brevemente le principali tappe dell'Affare Uomo.
Tutto è iniziato nel continente africano, quando un nuovo ceppo di “ominide”, affettuosamente soprannominata dal Capo “Adamo”, ha iniziato una lenta evoluzione. Nonostante le molte tare corporee di questo primate senza pelliccia (tare che avevano suscitato una certa ilarità nelle Cerchie, dove pare che qualche cinico avesse organizzato un giro di scommesse su quale predatore lo avrebbe divorato per primo) dicevamo, nonostante le mancanze a livello strutturale, o forse proprio a causa di esse, Adamo si è dimostrato superiore a molti avversari biologici, giungendo addirittura a guadagnarsi i primi posti sul podio dei cacciatori. Seppure qualche maldicenza attribuisca questo successo agli interventi della Direzione, dall'Alto negano di averlo in qualche modo favorito.
Comunque sia, l'Uomo, passando attraverso vari stadi, ha sviluppato una serie di tecniche nuove che senz'altro meritano il plauso delle Cerchie: dopo la conquista della posizione eretta su due arti, ha imparato lentamente a maneggiare strumenti rudimentali per aumentare i propri successi nel reperimento del cibo, tanto che la struttura della mano di Adamo si è modificata fino a produrre un pollice “opponibile” adatto ad afferrare oggetti esterni. Potenziando la sua precedente eredità di primate, Adamo ha aumentato esponenzialmente il suo numero di relazioni con elementi della sua specie, cioè la sua socialità, fino a generare quella che, secondo il Capo, è la maggior invenzione di Adamo: il Linguaggio, una novità assoluta nella storia dell'universo.
Il Linguaggio è il più efficace strumento di rapporto che Adamo possieda per relazionarsi sia con l'esterno, con l'altro da sé, sia con il suo interno, cioè il sé.
Nella storia dell'evoluzione naturale si erano già sviluppati sistemi di comunicazione tra esseri differenti, e ci si potrebbe chiedere perché Adamo non si sia fermato a semplici sistemi di versi atti a proiettare istantaneamente la sfera istintivo-emozionale del singolo verso l'esterno, com'è stata la scelta evolutiva di altre specie.
In realtà, anche l'ancestrale sistema umano è nato da questo primigenio istinto di comunicazione sociale: anche Adamo, quando si feriva o si trovava in pericolo, emetteva versi sonori per avvertire gli altri elementi della comunità, cioè per accrescerne le possibilità di sopravvivenza.
Quando poi Adamo ha conquistato la posizione eretta, una nuova prospettiva si è aperta di fronte ai suoi organi di senso, ed in particolare il numero di dati visivi si è moltiplicato enormemente, costringendolo ad un maggiore stress intellettivo.
Sono allora nate le prime “parole”, oggetti difficilmente comprensibili per la struttura della nostra mente: esse erano un intreccio inestricabile di diversi elementi, un magma dove confluivano e si compenetravano il momento emotivo interiore e l'esigenza di comunicazione con il resto della comunità. Quest'ultimo poi si concretizzava, simultaneamente, sia nell'espressione sonora che nel sistema di gestualità corporea; il tutto serviva a moltiplicare il numero di canali utili a comunicare il messaggio: un messaggio di natura polisemica e che trascinava con sé una quantità di associazioni sensoriali molto concrete come “felicità” o “dolore” o “rabbia”, ecc.
Le prime “parole” (o meglio, la loro componente fonetica) erano solo vagamente arbitrarie come nella nostra lingua, ma erano un amalgama di verso emotivo, gesto e un embrionale nucleo di idea astratta. Era questo nucleo astratto a consentire il legame della “parola” con diversi schemi di mondo esterno, accomunati da una “radice” comune di somiglianza. Per fare un esempio, quando un elemento del gruppo avvistava e riconosceva un rifugio (schema di dati sensili esterni) e intendeva comunicarlo alla comunità, pronunciava sia l'aspetto fonetico della parola “caverna”, sia attuava l'atteggiamento corporeo (gesti, mimica facciale, ecc.) che ne era parte integrante, cosicché risultasse comprensibile il messaggio “caverna = riparo, felicità, riposo, piacere” in tutte le sue possibili accezioni, sfumature e associazioni sensoriali.
Un altro aspetto interessante del Linguaggio delle Origini è la sua natura in parte sociale ed in parte elitaria. La dimensione sociale entra in gioco nel momento in cui la “parola” (nel significato esteso che abbiamo visto) è codificata come rito sociale, come elemento unificatore e fondante della comunità, che nell'espressione delle “parole” trova un momento corale, “catartico”, di intima comunione sociale.
La dimensione elitaria si concretizza invece nel dominio che pochi individui hanno riguardo al processo creativo del linguaggio, cioè all' “invenzione” di nuove parole. Questi elementi particolari della comunità rivestono un ruolo di notevole potere perché sono in grado di consegnare al gruppo il nome delle cose, sono in grado di nominare il mondo, cioè hanno il “dono” di parcellizzare il molteplice divenire dell'esperienza sensibile in un insieme finito di elementi singoli semplici e rassicuranti, in grado di tranquillizzare l'individuo frastornato dal caotico insieme di eventi provenienti sia dall'ambiente esterno che dalla sua sfera interiore.







