lunedì, 10 novembre 2008

gelminiTorno ad occuparmi nella scuola in un momento di grave crisi.

Sono uno studente e il tema mi è assolutamente a cuore e ne sono protagonista ogni giorno. Ma anche se non fossi uno studente, anche se non fossi un docente, ebbene, discutere della scuola sarebbe altrettanto urgente, la necessità di un'idea sarebbe, anzi deve essere, pressante.

Se c'è qualcosa di innegabilmente positivo in quanto sta accadendo in questi giorni è proprio questo: il ritorno del mondo della scuola al centro del dibattito. E questo risultato lo dobbiamo alle tante manifestazioni, alle mobilitazioni di studenti, docenti e genitori che hanno fatto sentire la propria voce, che hanno rotto il muro del silenzio sulla scuola. Favorevoli o contrari, a tutti loro è comunque doveroso un ringraziamento.

A dispetto di qualcuno che ritiene che l'importante sia “laurà”, io sono convinto nella maniera più ferma e decisa che l'istruzione sia il nodo centrale, lo svincolo imprescindibile attraverso cui si discrimina il successo di un Paese.

Perché? Perché l'istruzione dei propri cittadini non è solo un dovere dello Stato, ma è il futuro dello Stato.

Noi giovani siamo il futuro dell'Italia. Sono le nostre spalle che reggeranno l'urto della crisi economica, sono le nostre ginocchia che non dovranno scricchiolare, sarà il nostro sudore a testimoniare lo sforzo di lottare per non soccombere.

Ma come potranno tendersi i nostri muscoli, come saremo in grado di sostenere il pericolo del baratro, come riusciremo a distogliere gli occhi dall'abisso per tornare a guardare in alto, per ricominciare a sperare, come sarà possibile tutto questo se noi studenti siamo guardati con sospetto dall'alto, se noi giovani siamo pesati sulla bilancia per vedere di quanto sfora la nostra istruzione rispetto al bilancio pubblico?

È questo il problema fondamentale della Riforma Gelmini: non è stata partorita come una chiara idea di riforma, di ricostruzione, di rinnovamento. Al contrario essa è una figlioccia della Legge Finanziaria 2008 (Legge 133/08, approvata in ben 8 minuti) del Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che dall'alto degli scranni della necessità di riduzione della spesa pubblica ha puntato l'indice inquisitore contro il mostro sprecone della scuola, decretandone l' “essenzializzazione”, la “razionalizzazione”, cioè i ritornelli su cui viene intonata la Riforma.

Mi si potrebbe obbiettare che invece l'idea c'è, che dietro alla Riforma si cela un preciso programma di “moralizzazione”: sì, giusto, il ritorno al grembiulino e il rientro fra i banchi di scuola dell'educazione civica, per non parlare del voto in condotta valido per la bocciatura. Effettivamente sono stati provvedimenti molto sbandierati quest'estate. La divisa ha un bel sapore vintage e ben si inserisce nel quadro di idealizzazione del passato (da cui, però, mi raccomando, vanno eliminati l'Illuminismo e simili) e di ritorno alle sane tradizioni del “sangue e terra” che sono il cuore di qualche partito che, cavalcando la demagogia e le soluzioni facili, si è accaparrato alle ultime elezioni il voto di quasi un italiano su dieci. Ogni riferimento alla Lega Nord è assolutamente voluto e deliberato.

Per quanto riguarda l'educazione civica, prevista dal Decreto 137, mi piacerebbe ricordare al Ministro Gelmini che essa esiste già e, precisamente, esiste negli stessi termini con cui verrebbe “re-introdotta” dal DM 137: ovvero, una materia extra da incastrare nell'orario dei docenti dell'area storico-geografica, senza un programma proprio ed un orario definito. Infine, sul voto in condotta, mi domando se sia qualcosa di efficace davvero a livello pedagogico e se serva a combattere il bullismo o se sia un altro provvedimento di facciata con ben poca sostanza dietro.

Ma torniamo al cuore della Riforma Tremonti-Gelmini: i tagli. 87.341 docenti in meno. Per rendere l'idea: è come se scomparissero nell'arco di tre anni i docenti di tutta la regione Lombardia e i loro studenti dovessero essere ripartiti tra le altre regioni.

Quando poi si scopre che pochi giorni fa il Governo, sotto la pressione della Lega Nord, ha stanziato 25 milioni di euro per il salvataggio dell'ippica in crisi*, definita, parola dell'On. Cota “un pezzo della nostra economia [...] e una parte importante della nostra cultura”, viene naturale domandarsi: è questa la scala di priorità del mio Paese? Prima vanno le scommesse sui cavalli, poi gli studenti. Forse è perché ci considerano già tutti asini.

Idea non del tutto sbagliata, almeno per quanto riguarda il prossimo futuro di chi ora sta frequentando le scuola elementari o si accinge a farlo: grazie al maestro unico, imparerà l'inglese da un docente che l'ha a sua volta appena conosciuto, dopo un corso di ben...200 ore! D'altronde, un maestro di lingua inglese, magari madre lingua, è decisamente un esubero insostenibile!

Vorrei mettere in chiaro che non difendo a spada tratta il sistema scolastico attuale, anzi, esso è un sistema carente e i risultati scarsi conseguiti, mi dispiace dirlo, soprattutto al Sud, nei test OCSE da parte degli studenti italiani sono un impietoso segnale negativo sulla scuola nel nostro Paese. L'Istruzione in Italia è un colabrodo che fa acqua da molti buchi, ed è vero che spesso è stato utilizzato come uno “stipendificio” (neologismo molto in voga attualmente), tuttavia nella Riforma Gelmini io non vedo un progetto in grado di risolvere i problemi, né un'idea che ponga lo studente (e non la spesa per lo studente) in primo piano.

Ho esposto nell'articolo “Manifesto per una nuova Scuola” le mie idee riguardo a ciò che la scuola, a mio parere, dovrebbe essere. Vi invito a rileggerlo e a dirmi la vostra opinione. Invito tutti quanti, studenti e docenti, ma non solo, perché il futuro non è di qualcuno, ma è di tutti. Ed è proprio per un futuro che dobbiamo lottare.

*http://www.agicoscommesse.it/writable/datiarticoli/SFocus5.htm


postato da: vanghelis alle ore 16:01 | Permalink | commenti
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categoria:attualità, scuola politica