venerdì, 22 agosto 2008

scuolaTra qualche settimana, nei primi giorni di settembre, le scuole di tutta Italia, chi prima, chi dopo, riapriranno i battenti per dare inizio ad un nuovo anno scolastico. Per qualcuno sarà il primo anno nel suo percorso formativo, per qualcun altro sarà l'ultimo prima di accedere al mondo del lavoro oppure, speriamo, a quello dello studio universitario.

Siate al primo anno di scuola media inferiore, stiate per affrontare il traguardo della maturità, penso che sia doveroso per tutti impegnarsi in alcune riflessioni sul concetto di “scuola”, e su come l'istituzione che in questi tempi si fregia di questo ambizioso titolo non sia altro che una mera degenerazione, una visione distorta e sbagliata del concetto di istruzione.

Non vogliamo soffermarci sulle numerose carenze del sistema scolastico italiano sotto il profilo amministrativo, e per il momento scegliamo di sorvolare su quello scellerato patto che lega gli insegnanti con lo Stato: “Tu mi paghi poco, quindi devi pretendere poco”. No, non ne discuteremo ora, perché per criticare il presente c'è sempre tempo.

Ciò che invece ci preme è indicare una nuova strada, affrontare in modo costruttivo la problematica dell'insegnamento, dell'istruzione, delle grandi responsabilità che il sistema scolastico riveste nelle sorti dello stato, perché esso è la chiave del suo futuro, questo non dobbiamo scordarlo mai.

Noi studenti siamo i protagonisti dell'avvenire e siamo noi le gambe su cui correrà, camminerà o si piegherà il paese di domani.

Sembra un'evidenza, e invece l'attuale sistema scolastico sembra essere stato concepito con il perverso obiettivo di ostacolare la nostra intelligenza, la nostra creatività, sembra lottare contro i giovani. È invece partendo dall'importanza vitale dei giovani studenti che bisogna ricostruire il sistema. Ed è con questa convinzione che scriviamo queste righe, sperando che queste proposte siano accolte da qualcuno.

Il primo caposaldo da abbattere nella concezione di istruzione è quel degenere nozionismo che infesta il sistema di insegnamento.

Insegnare, educare non significa affastellare nella testa degli studenti decine di informazioni slegate, nozioni, formule, date, ecc. E inoltre dobbiamo sempre tener presente che una qualsiasi enciclopedia (per non parlare dello sterminato contenitore di Internet) può fornirci una quantità di informazioni su ogni sorta di argomento stratosfericamente più elevata di quella in grado di essere memorizzata nella testa di una persona. Se infatti l'alunno fosse solamente un contenitore da riempire, allora potrebbe essere tranquillamente sostituito con un computer.

No, insegnare significa prima di tutto costruire un ragionamento, insegnare a costruire un ragionamento. È evidente che bisogna apprendere un minimo sostrato di nozioni (sul linguaggio specifico della materia, ad esempio) per ragionare sulle materie di studio. Ma le nozioni sono il mezzo, non il fine.

Lo scopo dell'istruzione deve essere infatti quello di formare l'intelligenza, sviluppare l'autonomia del pensiero, collegare criticamente le conoscenze per trarne nuove conclusioni, porre nuove domande. Insomma, la finalità di un proficuo metodo di insegnamento non è quella di fornire la risposta bella e pronta, ma affascinare alle potenzialità infinite della domanda.

E per educare alla domanda, gli argomenti devono essere trattati con passione e con un metodo divulgativo che parta possibilmente dagli aspetti curiosi, dai particolari più “saporiti”, piccanti, che siano in grado di sollecitare l' “appetito” del discente.

L'insegnante non deve essere la mera fonte di spiegazioni fotocopia delle pagine del libro, deve essere soprattutto colui che è in grado di porre questioni, anche provocatorie, che sollevino il dibattito e il confronto tra gli studenti. È infatti nel dialogo, mai nel monologo unidirezionale professore-alunni, che si sviluppa la facoltà critica, si supera la timidezza, si impara a difendere le proprie posizioni ma anche ad accogliere quelle altrui, ed esso è anche il mezzo migliore per apprendere quella disciplina e quelle regole di pluralismo proprie della civiltà.

In questa ottica di collaborazione, l'insegnante deve anche proporre lavori a gruppi, in equipe per così dire, dove l'autonomia degli studenti e la loro capacità di lavorare assieme si affinano per prepararli ad un mondo del lavoro che si regge ormai esclusivamente sull'operato in team.

Con l'avanzamento nel ciclo di studi, è essenziale che la figura dell'insegnante assuma sempre più un “ruolo ombra” di organizzatore, lasciando man mano più spazio agli studenti stessi per la divulgazione delle conoscenze, apprese autonomamente e poi esposte alla classe. Non c'è infatti un metodo migliore di apprendimento che quello che ci costringe ad essere così preparati da poter insegnare a qualcun altro quanto studiato. Tra i tanti lati positivi di questo approccio prevale l'aumento della capacità espositiva, nonché la ricerca in proprio da parte dello studente di metodologie didattiche più in sintonia con il suo pensiero, metodologie che l'insegnante dovrebbe osservare e magari apprenderne qualche tecnica.

Il confronto costruttivo tra insegnanti e alunni deve essere un altro caposaldo di un corretto sistema didattico e deve essere accompagnato da un parallelo dialogo all'interno del corpo docente, dove discutere delle problematiche della classe, scambiarsi suggerimenti, od organizzare percorsi inter-disciplinari.

Le materie infatti non devono apparire come tanti cassetti separati, ma piuttosto collaborare per ampliare la mente del discente e svelare gli intrecci che spesso legano le discipline tra di loro. Tenere ogni materia di studio distinta dalle altre crea il pericolo di impartire una mentalità a “compartimenti stagni” incapace di affrontare e risolvere i problemi dalla vita affrontandoli da molteplici punti di vista.

Insomma, l'insegnante deve tornare a ricoprire quel ruolo di “maestro”, coinvolto in prima persona, con tutta la propria passione, nell'avventura dell'educazione di un nuovo cittadino, il discente. Purtroppo, invece, a questa impegnativa (ma molto gratificante) via, gli insegnanti hanno preferito arroccarsi in sé stessi per abbracciare la ben più comoda livrea di distaccato “professore”, mero fornitore di informazioni e verificatore delle nozioni.

È chiaro che diventare “maestri” sia enormemente più complicato ed impegnativo rispetto a “professori” e proprio per questo è necessario un percorso universitario adatto che formi l'aspirante insegnante impartendo, oltre agli argomenti della materia, anche, e soprattutto, lezioni di pedagogia, psicologia e didattica.

È infine evidente che l'operato degli insegnanti deve essere costantemente tenuto sotto controllo e valutato, sia da test oggettivi statali che dal parere degli alunni, così da privilegiare gli insegnanti migliori con gratifiche e aumenti di stipendio, e costruire una gerarchia meritocratica in grado di assicurare al paese il miglior corpo docente.

Questi sono solo alcuni suggerimenti che pensiamo siano dotati di buon senso ma che certo non possono esaurire il discorso sull'istruzione. Si è cercato di fornire alcune linee guida, ma tantissimi particolari e anche grandi questioni sono ancora da affrontare in modo critico e costruttivo. Ciò che rimane certo è che l'attuale sistema scolastico italiano non risponde a questi criteri, e c'è bisogno di una grande riforma sul concetto stesso di “scuola”.

Una rivoluzione che per essere espressa e proposta chiama in prima linea proprio noi studenti. Dimostriamoci all'altezza delle sfida.

postato da: vanghelis alle ore 12:48 | Permalink | commenti (5)
Commenti
#1    22 Agosto 2008 - 12:53
 
...ti sbircio.
mi piacerebbe sapere quali sono le tue competenze per gli argomenti che tratti. o se semplicemente sei un appassionato.
ciao :))
Bibi
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente bibibrici

#2    22 Agosto 2008 - 13:14
 
Quoto dalla prima all'ultima parola, in quanto studentessa sono in pieno accordo con quanto espresso in questo intervento.
Noi studenti abbiamo smesso di credere nel nostro potere di cambiare le cose, abbiamo smesso di credere nella forza della contestazione, nelle manifestazioni serie nelle piazze, che sembrano oramai diventate soltanto una scusa per "rubare" un giorno di vacanza.
E' così triste pensare che se ci coalizzassimo, potremmo demolire quanto c'è di sbagliato e ricostruire tutti insieme.
Continuerò a leggerti :) a presto.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DamneDoLL

#3    22 Agosto 2008 - 13:52
 
Post pienamente condivisibile... in cielo. In terra purtroppo si scontra con una quantità di problematiche che domandano soluzioni che non arrivano. Per esempio la remunerazione degli insegnanti, che ormai li pone nella fascia adiacente a quella di povertà. La sempre crescente difficoltà a stabilire un dialogo efficace e costruttivo con i genitori, che sempre più spesso tendono ad assumere la posizione di chi ritiene che i docenti siano solo degli impiegati statali al loro servizio per assicurare non tanto un'istruzione ai loro figli, quanto un attestato valido. La carenza degli strumenti (informatici, telematici, audiovisivi, ecc.) messi a disposizione degli insegnanti per attuare un processo formativo più attuale, stimolante e coinvolgente. L'impossibilità per la maggior parte dei docenti di aggiornare il proprio bagaglio culturale e metodologico derivante dalla mancanza di sovvenzioni per la formazione e di incentivi, per cui nella maggior parte dei casi i docenti sono costretti ad autofinanziarsi, cosa che con gli stipendi esigui di cui dispongono raramente riesce sostenibile. A questi problemi si aggiunge la sempre più marcata riduzione del prestigio sociale e professionale che investe la classe dei docenti non universitari, accentuata dalle azioni di buona parte della classe politica (per lo più di cultura leghista e Pdl nel ramo più vicino a FI) che considerano i docenti semplicemente un male necessario, quasi un'accozzaglia di lavoratori parassitari che non esplicano nessuna attività di produzione misurabile in termini economici.

Questa serie di fattori che nulla ha a che vedere con le metodologie ottimali mediante le quali si dovrebbe espletare il delicato quanto fondamentale percorso di formazione scolastica, che tu hai intelligentemente analizzato, costituisce un pesante freno all'evoluzione positiva del sistema scolastico italiano. Sono tutti nodi che non possono non essere risolti per garantire al nostro paese un futuro in cui l'apprendimento scolastico dei giovani sia equivalente a quello di tutte le altre nazioni occidentali.

A guardare bene le direzioni politiche intraprese dall'attuale legislatura e dal consesso dei partiti di governo (Lega in testa), non c'è però largo spazio per previsioni ottimistiche...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente RobertoCantelli

#4    24 Agosto 2008 - 12:16
 
Innanzitutto ringrazio davvero di cuore tutti voi che avete lasciato un commento su questo blog appena neo-nato!
Per quanto riguarda le mie competenze...mah, oltre all'interesse e alla curiosità, posso aggiungere soltanto una quarta liceo scientifico, nulla di speciale.
Sono molto contento che ci siano altri studenti che condividono il mio pensiero, e approvo in pieno la necessità di unirci e lottare non solo per una scuola, ma anche per un mondo migliore. L'importante è non perdere mai le speranze, lottare per i propri sogni credendoci fino all'ultimo, nonostante gli ostacolo siano molti, nonostante si frappongano mille problematiche e nonostante a volte la strada sembri davvero troppo ripida. Tuttavia è confortante pensare che, più i tempi sono oscuri, maggiori sono le difficoltà, più c'è bisogno di lottare e non arrendersi...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente vanghelis

#5    06 Giugno 2009 - 23:41
 
Compliementi, e da caporedattore di DieBrucke ti invito ad entrare nel nostro progetto, o a condividere i tuoi post e le tue analisi approfondite sul nostro giornale.
Un saluto,
Alessandro
utente anonimo

Commenti

categoria:scuola politica