Introduzione
Uno degli aspetti più interessanti del vivere sociale dell'uomo è il rapporto che lega il singolo con la società: le modalità con cui questo gioco si consuma cono utilissime per indagare più generalmente il rapporto tra il “sé” e l' “altro”, per illuminarne alcune dialettiche, certe dinamiche che possono essere ricondotte a determinate istanze fondamentali.
Ovviamente tali istanze hanno valore astratto, perché nella vita psicologica della coscienza singola queste tendenze si intrecciano, si mescolano, si amalgamano ed si fondono in molteplici tipi di interazioni.
Per indagare il rapporto Io/altri, soggetto/mondo abbiamo a disposizione la testimonianza letteraria di molti autori ed in particolare sono di maggiore utilità conoscitiva quelli che si concentrano sull'introspezione lirica, sulla riflessione interiore, coloro che redigono la “storia di un'anima”.
Nel panorama italiano ottocentesco l'esempio più efficace per i nostri interessi è l'opera di Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 – Napoli, 1837): l'evoluzione della sua poesia e della sua concezione del mondo ci fornisce una vasta gamma di quella modalità di rapporto Io/altri che ci proponiamo di indagare.
Modalità Zero: l'Io ripiegato
Ci troviamo di fronte al “grado zero” del rapporto Io/altri: il focus è totalmente concentrato sull'autoanalisi e la riflessione non si propone carattere universale: è il Leopardi dei “piccoli idilli”, è il Leopardi dell' “Io mi fingo” dell'Infinito. L'Io permane ripiegato sugli squarci della propria esperienza autobiografica e pertanto si esprime in termini intimistici.
Se la Modalità Zero risulta totalizzante nei rapporti dell'individuo con l'esterno essa può degenerare in una chiusura autistica che taglia ogni ponte con l'altro-da-sé.
I Modalità: Tensione Universale dell'Io
Tuttavia questo non avviene perché Leopardi, già nell'esperienza delle Canzoni, matura un processo di universalizzazione dell'Io: esemplare risulta l'Ultimo Canto di Saffo, in cui il soggetto lirico “noi” oscilla tra il pluralis majestatis e il noi inteso come equivalente di “umanità”.
L'universalizzazione dell'io trascina naturalmente con sé l'universalizzazione delle proprie credenze, della propria visione del mondo, che vuole assurgere a verità extra-individuale di cui l'Io è scopritore e non più creatore. Questa esternazione della propria concezione del reale ha un'importante funzione di rassicurazione e rinforzo delle proprie convinzioni, che si trasformano in oggettive: l'Io diviene allora profeta di una verità-altro-da-sé. È dunque inevitabile il conflitto con altre individualità, lo scontro con concezione del mondo diverse che rivendicano per sé la verità. Cioè estrania l'Io: è il suo momento di solitudine.
II Modalità: la Solitudine dell'Io
Il tema della solitudine, spia di questa modalità, è ampiamente presente nella produzione leopardiana, per esempio nel Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare, nel Dialogo della Natura e di un Islandese e nel Canto Notturno di un Pastore errante dell'Asia centrale. Oltre ad una solitudine concretamente fisico-spaziale, si riscontra anche una solitudine di tipo intellettuale. L'Io però non si rassegna e traendo forza proprio dalla sua unicità distintiva, scatena la battaglia per le proprie idee. L'Io è pronto a fronteggiare la competizione agonistica contro qualcuno o qualcosa: perviene alla lotta titanica.
III Modalità: il Conflitto Titanico
La vena titanica ha una lunga tradizione in tutto il Romanticismo Europeo (cfr. I Masnadieri di Schiller) ed anche in ambito italiano ne troviamo esempi nelle opere di Alfieri e Foscolo, l' Ortis su tutte. La qualità che rende così attraente la prospettiva titanica è l'apparente sconfitta dell'eroe: in realtà, proprio attraverso il confronto conflittuale, l'Io celebra la potenza delle proprie idee, e la “sconfitta” apparente regala una “vittoria” in un ambito superiore.
Leopardi sviluppa la tematica titanica soprattutto nell'ultima fase del suo pensiero, nelle opere che possono considerarsi il suo “testamento spirituale”: il Dialogo di Tristano e di un Amico per la prosa e la Ginestra per la poesia. Nel primo testo il poeta polemizza aspramente contro chi professa una visione ottimistica, ingenua, della realtà e della Natura, schernendo in particolare coloro che osano attribuire il pessimismo dell'autore alla sua infermità fisica. Qui lo scontro tra Io e altri è condotto sia con le armi dell'ironia (falsa palinodia delle proprie convinzioni) sia con la stringente argomentazione razionale: l'Io mette in campo tutte le proprie facoltà per difendere ciò che pretende essere la verità. In effetti, questa è una difesa vitale, perché deve assicurare la sopravvivenza del cardine della propria interpretazione del mondo: se questo cedesse, l'Io vedrebbe annullata la propria unicità e quindi sarebbe annichilito sé medesimo.
Ne la Ginestra Leopardi avanza ulteriormente nel proprio pensiero, fino a giungere ad una conciliazione fra Io e altri che trova espressione nella quarta modalità.
IV Modalità: Universo a Misura dell'io o Trionfo Narcisistico
In questo testo, infatti, Leopardi propone, come “tampone” o antidoto alla sofferenza dell'uomo (che poi è la sua sofferenza) la consociazione di tutti gli esseri umani contro il comune nemico, la “Natura matrigna”.
Notiamo però che tale associazione solidaristica in vista della “guerra comune” (cfr. vv 129-135) è possibile soltanto se le altre coscienza abbandoneranno il proprio sistema interpretativo del mondo per abbracciare quello caratteristico di Leopardi: in altre parole, la solidarietà di tutti si fonda su una conformazione di tutti all'idea dell'Io.
Trova così sfogo l'estremo desiderio della sua componente narcisistica: la negazione del proprio alterarsi in funzione del mondo e l'alterazione del mondo in funzione di sé. In questo senso parliamo di universo a misura dell'Io.
Conclusioni
Come precisato in partenza, la modalità sopra espresse sono entità astratte e senz'altro l'Io persegue alcuni desideri (come l'estrema “ego-formazione” narcisistica dell'universo) in maniera inconscia e le osservazioni riportate nell'articolo non intendono assolutamente sminuire la concezione del mondo leopardiana: lo scopo era quello di mostrare sotto una diversa ottica, un'ottica dinamica, dialettica, evolutiva, psichico-esistenziale, lo sviluppo di un pensiero che ha, indipendentemente da quanto qui scritto, dei caratteri geniali e di grande profondità umana e filosofica. Ovviamente, anche la concezione qui esposta rientra nel desiderio di “affermazione” (volontà di potenza) proprio di chi scrive, e pertanto ha valore soggettivo (cfr. modalità I, II, III e IV)






