Tic tac...tic tac...tic tac...
Un orologio.
Tic tac...tic tac...tic tac...
Le Poste di Segrate centro.
Tic tac...tic tac...tic tac...
La marea umana bofonchiante, il piccolo impiegato che la affronta con olimpica lentezza, il proprio turno che si staglia lì, in lontananza, sul limitare dell'infinito: è in momenti come questi, proprio quando non vuole saperne di passare, che comprendo quanto sia centrale il Tempo. Una questione pesante, quasi quanto il pacco (“urgentissimo, mi raccomando!”) da spedire a mia sorella in Scozia.
La noia, specie alle Poste, è strettamente imparentata con il Tempo. Rigiro il pacco tra le mani: ho bisogno di un salvagente che mi salvi dalla situazione! Fantasia, ecco, sì: potrebbe essere un efficace panacea contro la noia che si sta impossessando di me.
E “fantasia” da sempre fa rima con “filosofia”...
Allora mi volto e scorgo, poco più avanti a me, un uomo anziano in tunica e folta barba bianca: sguardo penetrante, fissa intensamente la schiena della signora davanti. Probabilmente lo ha appena superato nella coda. Lui si chiede com'è possibile, ha addirittura tre nomi: Lucio Anneo Seneca! Intanto sbuffa spazientito e si accorge di me. Mi si avvicina, dando finalmente sfogo alle sue lamentele: “Capita sempre così, quando sei la fantasia di qualcun altro: il volgo ti supera adducendo la banale scusa che 'non esisti', per Ercole!”
“Non dirlo a me! - Interviene un alto prelato alla mia destra: in carne, ossa, barbone grigio e pastorale vescovile ecco S.Agostino di Ippona che si districa tra la folla incurante – non c'è più rispetto neppure per i santi!”
“Per forza, Dio è morto!” squittisce un omino dai folti baffoni e le pupille che schizzano frenetiche da un angolo all'altro. Nietzsche ha fatto la sua entrata in scena. Agostino apre la bocca per controbattere con fiero cipiglio, ma alzo in fretta la mano per zittire l'imminente (e poco cortese, probabilmente) diatriba filosofica. Manca infatti ancora un ultimo attore...
“Eccomi qua, scusate il ritardo” eccolo qua, il trafelato Henri Bergson che si inserisce, tergendosi la fronte madida, nel piccolo circolo.
Bene, la giuria è riunita, manca soltanto l'imputato. Tremolante ed impaurito, l'orologio sulla parete si squaglia (Dalì e i suoi baffetti: li scorgo per un attimo) e zampetta fino al centro del circolo con un sommesso ed imbarazzato tic-tac. Si ferma sotto gli sguardi incuriositi, e sospira: “Sono duemila e passa anni che mi interrogate...eccomi qua: io sono il Tempo.”
Agostino lo fulmina subito: “Mettiamo in chiaro una cosa: tu non esisti. Sei fatto di ciò che non è più (il passato), di ciò che non ha durata (il presente) e di ciò che non è ancora (il futuro). Direi che tu esisti soltanto se c'è qualcuno che ti percepisce sotto la forma del mutamento. Il Tempo esiste in funzione dell'anima – batte con l'indice le Confessiones che ha fatto emergere dal risvolto della veste – il Tempo è distensio animi. Per Dio – Nietzsche storce la bocca – il Tempo non esiste: Egli è infatti eternità immutabile. Il Tempo esiste solo per noi creature soggette al mutamento.”
Seneca scuote la testa, poi afferma solennemente: “Stiamo sbagliando punto di vista, credo. Cosa importa in fondo se il Tempo esista oggettivamente o meno! Piuttosto è importante l'uso che se ne fa, la prospettiva morale del Tempo. Secondo il volgo, ad esempio, la vita è breve e il tempo concesso a noi mortali insufficiente. La verità è che non abbiamo poco tempo, ma molto ne perdiamo! Ne sprechiamo a palate, ora facendo male, ora non facendo nulla, sempre facendo altro! Viviamo, affaccendati dalle mille futili preoccupazioni della vita, aggiogati, torchiati dal presente. Il saggio, al contrario, ecco come si comporta con il Tempo: lo riunisce in un tutt'uno e lo investe nel modo corretto, cioè nella ricerca della saggezza. I secoli allora si inchinano a lui come ad un dio! Il Tempo è perciò un discorso morale, prima che fisico.” sentenzia infine.
Nietzsche sogghigna ed afferra la palla al balzo: “Mi piace l'idea del saggio, ma spingiamoci oltre. Per l'oltreuomo il Tempo non è una retta che corre all'infinito, verso una direzione, bensì un circolo, che ripiega eternamente su sé stesso: è l'eterno ritorno, è l'uroburos, il serpente che si mangia la coda. La verità è curva! Il Tempo consta di attimi, tutti al servizio dell'oltreuomo, che li domina e li vive totalmente nella loro dimensione sensuale! Così parlò Zarathustra!”
Dubbioso, Bergson interviene con calma: “Scusate, ma penso che ci siamo scordati di un fattore molto importante! Ci sono due prospettive sotto le quali possiamo guardare il Tempo: da un parte c'è la visione della Scienza, e della fisica in particolare, che presuppone un tempo oggettivo, che può essere misurato, che può essere ridotto a numero e in un certo senso “spazializzato”. Diversa prospettiva è quella della coscienza, che vede il Tempo sotto la forma della durata. Infatti il dato immediato che la coscienza ha del Tempo è qualcosa di continuo, non frammentato, non “parcellizzato”, irripetibile: come in una musica, dove non percepiamo singoli attimi, ma un flusso continuo di note. Se lo spezzassimo, il brano cesserebbe, di fatto, di essere musica. Insomma, riflettiamo su questa distinzione tra tempo scientifico e durata della coscienza!”
Il piccolo orologio sorride con le lancette, mentre pensa che la fisica quantistica ha messo gambe all'aria non solo il senso comune, ma perfino le idee degli scienziati: per una particella elementare andare avanti o indietro nel tempo non è più difficile che svoltare a destra o a sinistra nello spazio!
Lo osservo bene, e penso di comprendere le ragioni di quell'aria così compiaciuta: sa benissimo di essere ancora, dopo secoli di scienza e filosofia, un gran bel mistero insoluto, una di quelle fonti eterne di interrogativi che nessuna risposta riuscirà mai a prosciugare.
Il Tempo è nato? Il Tempo morirà? Il passato esiste da qualche parte oltre alla memoria degli uomini? E il futuro? È già scritto? Il Tempo della Scienza e la Durata della Coscienza sono davvero totalmente scissi o forse sono in qualche modo sotterraneo intimamente connessi? Il Tempo è o il Tempo appare? Se non ci fosse mutamento, esisterebbe ancora o no? Nell'eternità scorre il Tempo?
Il vecchio orologio se ne sta lì, mentre i “saggi” uomini dibattono e litigano sopra di lui.
Il vecchio orologio sta lì, e se la ride...







Torno ad occuparmi nella scuola in un momento di grave crisi.
Come forse vi sarete accorti dalle date, è da un bel po' (quasi un mese!) che non scrivo articoli! Mi scuso con i lettori, ma in questi giorni sono molto occupato con la scuola.