sabato, 22 novembre 2008

salvador-daliTic tac...tic tac...tic tac...

Un orologio.

Tic tac...tic tac...tic tac...

Le Poste di Segrate centro.

Tic tac...tic tac...tic tac...

La marea umana bofonchiante, il piccolo impiegato che la affronta con olimpica lentezza, il proprio turno che si staglia lì, in lontananza, sul limitare dell'infinito: è in momenti come questi, proprio quando non vuole saperne di passare, che comprendo quanto sia centrale il Tempo. Una questione pesante, quasi quanto il pacco (“urgentissimo, mi raccomando!”) da spedire a mia sorella in Scozia.

La noia, specie alle Poste, è strettamente imparentata con il Tempo. Rigiro il pacco tra le mani: ho bisogno di un salvagente che mi salvi dalla situazione! Fantasia, ecco, sì: potrebbe essere un efficace panacea contro la noia che si sta impossessando di me.

E “fantasia” da sempre fa rima con “filosofia”...

Allora mi volto e scorgo, poco più avanti a me, un uomo anziano in tunica e folta barba bianca: sguardo penetrante, fissa intensamente la schiena della signora davanti. Probabilmente lo ha appena superato nella coda. Lui si chiede com'è possibile, ha addirittura tre nomi: Lucio Anneo Seneca! Intanto sbuffa spazientito e si accorge di me. Mi si avvicina, dando finalmente sfogo alle sue lamentele: “Capita sempre così, quando sei la fantasia di qualcun altro: il volgo ti supera adducendo la banale scusa che 'non esisti', per Ercole!”

“Non dirlo a me! - Interviene un alto prelato alla mia destra: in carne, ossa, barbone grigio e pastorale vescovile ecco S.Agostino di Ippona che si districa tra la folla incurante – non c'è più rispetto neppure per i santi!”

“Per forza, Dio è morto!” squittisce un omino dai folti baffoni e le pupille che schizzano frenetiche da un angolo all'altro. Nietzsche ha fatto la sua entrata in scena. Agostino apre la bocca per controbattere con fiero cipiglio, ma alzo in fretta la mano per zittire l'imminente (e poco cortese, probabilmente) diatriba filosofica. Manca infatti ancora un ultimo attore...

“Eccomi qua, scusate il ritardo” eccolo qua, il trafelato Henri Bergson che si inserisce, tergendosi la fronte madida, nel piccolo circolo.

Bene, la giuria è riunita, manca soltanto l'imputato. Tremolante ed impaurito, l'orologio sulla parete si squaglia (Dalì e i suoi baffetti: li scorgo per un attimo) e zampetta fino al centro del circolo con un sommesso ed imbarazzato tic-tac. Si ferma sotto gli sguardi incuriositi, e sospira: “Sono duemila e passa anni che mi interrogate...eccomi qua: io sono il Tempo.”

Agostino lo fulmina subito: “Mettiamo in chiaro una cosa: tu non esisti. Sei fatto di ciò che non è più (il passato), di ciò che non ha durata (il presente) e di ciò che non è ancora (il futuro). Direi che tu esisti soltanto se c'è qualcuno che ti percepisce sotto la forma del mutamento. Il Tempo esiste in funzione dell'anima – batte con l'indice le Confessiones che ha fatto emergere dal risvolto della veste – il Tempo è distensio animi. Per Dio – Nietzsche storce la bocca – il Tempo non esiste: Egli è infatti eternità immutabile. Il Tempo esiste solo per noi creature soggette al mutamento.”

Seneca scuote la testa, poi afferma solennemente: “Stiamo sbagliando punto di vista, credo. Cosa importa in fondo se il Tempo esista oggettivamente o meno! Piuttosto è importante l'uso che se ne fa, la prospettiva morale del Tempo. Secondo il volgo, ad esempio, la vita è breve e il tempo concesso a noi mortali insufficiente. La verità è che non abbiamo poco tempo, ma molto ne perdiamo! Ne sprechiamo a palate, ora facendo male, ora non facendo nulla, sempre facendo altro! Viviamo, affaccendati dalle mille futili preoccupazioni della vita, aggiogati, torchiati dal presente. Il saggio, al contrario, ecco come si comporta con il Tempo: lo riunisce in un tutt'uno e lo investe nel modo corretto, cioè nella ricerca della saggezza. I secoli allora si inchinano a lui come ad un dio! Il Tempo è perciò un discorso morale, prima che fisico.” sentenzia infine.

Nietzsche sogghigna ed afferra la palla al balzo: “Mi piace l'idea del saggio, ma spingiamoci oltre. Per l'oltreuomo il Tempo non è una retta che corre all'infinito, verso una direzione, bensì un circolo, che ripiega eternamente su sé stesso: è l'eterno ritorno, è l'uroburos, il serpente che si mangia la coda. La verità è curva! Il Tempo consta di attimi, tutti al servizio dell'oltreuomo, che li domina e li vive totalmente nella loro dimensione sensuale! Così parlò Zarathustra!”

Dubbioso, Bergson interviene con calma: “Scusate, ma penso che ci siamo scordati di un fattore molto importante! Ci sono due prospettive sotto le quali possiamo guardare il Tempo: da un parte c'è la visione della Scienza, e della fisica in particolare, che presuppone un tempo oggettivo, che può essere misurato, che può essere ridotto a numero e in un certo senso “spazializzato”. Diversa prospettiva è quella della coscienza, che vede il Tempo sotto la forma della durata. Infatti il dato immediato che la coscienza ha del Tempo è qualcosa di continuo, non frammentato, non “parcellizzato”, irripetibile: come in una musica, dove non percepiamo singoli attimi, ma un flusso continuo di note. Se lo spezzassimo, il brano cesserebbe, di fatto, di essere musica. Insomma, riflettiamo su questa distinzione tra tempo scientifico e durata della coscienza!”

Il piccolo orologio sorride con le lancette, mentre pensa che la fisica quantistica ha messo gambe all'aria non solo il senso comune, ma perfino le idee degli scienziati: per una particella elementare andare avanti o indietro nel tempo non è più difficile che svoltare a destra o a sinistra nello spazio!

Lo osservo bene, e penso di comprendere le ragioni di quell'aria così compiaciuta: sa benissimo di essere ancora, dopo secoli di scienza e filosofia, un gran bel mistero insoluto, una di quelle fonti eterne di interrogativi che nessuna risposta riuscirà mai a prosciugare.

Il Tempo è nato? Il Tempo morirà? Il passato esiste da qualche parte oltre alla memoria degli uomini? E il futuro? È già scritto? Il Tempo della Scienza e la Durata della Coscienza sono davvero totalmente scissi o forse sono in qualche modo sotterraneo intimamente connessi? Il Tempo è o il Tempo appare? Se non ci fosse mutamento, esisterebbe ancora o no? Nell'eternità scorre il Tempo?

Il vecchio orologio se ne sta lì, mentre i “saggi” uomini dibattono e litigano sopra di lui.

Il vecchio orologio sta lì, e se la ride...

postato da: vanghelis alle ore 13:23 | Permalink | commenti (3)
categoria:filosofia
lunedì, 10 novembre 2008

gelminiTorno ad occuparmi nella scuola in un momento di grave crisi.

Sono uno studente e il tema mi è assolutamente a cuore e ne sono protagonista ogni giorno. Ma anche se non fossi uno studente, anche se non fossi un docente, ebbene, discutere della scuola sarebbe altrettanto urgente, la necessità di un'idea sarebbe, anzi deve essere, pressante.

Se c'è qualcosa di innegabilmente positivo in quanto sta accadendo in questi giorni è proprio questo: il ritorno del mondo della scuola al centro del dibattito. E questo risultato lo dobbiamo alle tante manifestazioni, alle mobilitazioni di studenti, docenti e genitori che hanno fatto sentire la propria voce, che hanno rotto il muro del silenzio sulla scuola. Favorevoli o contrari, a tutti loro è comunque doveroso un ringraziamento.

A dispetto di qualcuno che ritiene che l'importante sia “laurà”, io sono convinto nella maniera più ferma e decisa che l'istruzione sia il nodo centrale, lo svincolo imprescindibile attraverso cui si discrimina il successo di un Paese.

Perché? Perché l'istruzione dei propri cittadini non è solo un dovere dello Stato, ma è il futuro dello Stato.

Noi giovani siamo il futuro dell'Italia. Sono le nostre spalle che reggeranno l'urto della crisi economica, sono le nostre ginocchia che non dovranno scricchiolare, sarà il nostro sudore a testimoniare lo sforzo di lottare per non soccombere.

Ma come potranno tendersi i nostri muscoli, come saremo in grado di sostenere il pericolo del baratro, come riusciremo a distogliere gli occhi dall'abisso per tornare a guardare in alto, per ricominciare a sperare, come sarà possibile tutto questo se noi studenti siamo guardati con sospetto dall'alto, se noi giovani siamo pesati sulla bilancia per vedere di quanto sfora la nostra istruzione rispetto al bilancio pubblico?

È questo il problema fondamentale della Riforma Gelmini: non è stata partorita come una chiara idea di riforma, di ricostruzione, di rinnovamento. Al contrario essa è una figlioccia della Legge Finanziaria 2008 (Legge 133/08, approvata in ben 8 minuti) del Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che dall'alto degli scranni della necessità di riduzione della spesa pubblica ha puntato l'indice inquisitore contro il mostro sprecone della scuola, decretandone l' “essenzializzazione”, la “razionalizzazione”, cioè i ritornelli su cui viene intonata la Riforma.

Mi si potrebbe obbiettare che invece l'idea c'è, che dietro alla Riforma si cela un preciso programma di “moralizzazione”: sì, giusto, il ritorno al grembiulino e il rientro fra i banchi di scuola dell'educazione civica, per non parlare del voto in condotta valido per la bocciatura. Effettivamente sono stati provvedimenti molto sbandierati quest'estate. La divisa ha un bel sapore vintage e ben si inserisce nel quadro di idealizzazione del passato (da cui, però, mi raccomando, vanno eliminati l'Illuminismo e simili) e di ritorno alle sane tradizioni del “sangue e terra” che sono il cuore di qualche partito che, cavalcando la demagogia e le soluzioni facili, si è accaparrato alle ultime elezioni il voto di quasi un italiano su dieci. Ogni riferimento alla Lega Nord è assolutamente voluto e deliberato.

Per quanto riguarda l'educazione civica, prevista dal Decreto 137, mi piacerebbe ricordare al Ministro Gelmini che essa esiste già e, precisamente, esiste negli stessi termini con cui verrebbe “re-introdotta” dal DM 137: ovvero, una materia extra da incastrare nell'orario dei docenti dell'area storico-geografica, senza un programma proprio ed un orario definito. Infine, sul voto in condotta, mi domando se sia qualcosa di efficace davvero a livello pedagogico e se serva a combattere il bullismo o se sia un altro provvedimento di facciata con ben poca sostanza dietro.

Ma torniamo al cuore della Riforma Tremonti-Gelmini: i tagli. 87.341 docenti in meno. Per rendere l'idea: è come se scomparissero nell'arco di tre anni i docenti di tutta la regione Lombardia e i loro studenti dovessero essere ripartiti tra le altre regioni.

Quando poi si scopre che pochi giorni fa il Governo, sotto la pressione della Lega Nord, ha stanziato 25 milioni di euro per il salvataggio dell'ippica in crisi*, definita, parola dell'On. Cota “un pezzo della nostra economia [...] e una parte importante della nostra cultura”, viene naturale domandarsi: è questa la scala di priorità del mio Paese? Prima vanno le scommesse sui cavalli, poi gli studenti. Forse è perché ci considerano già tutti asini.

Idea non del tutto sbagliata, almeno per quanto riguarda il prossimo futuro di chi ora sta frequentando le scuola elementari o si accinge a farlo: grazie al maestro unico, imparerà l'inglese da un docente che l'ha a sua volta appena conosciuto, dopo un corso di ben...200 ore! D'altronde, un maestro di lingua inglese, magari madre lingua, è decisamente un esubero insostenibile!

Vorrei mettere in chiaro che non difendo a spada tratta il sistema scolastico attuale, anzi, esso è un sistema carente e i risultati scarsi conseguiti, mi dispiace dirlo, soprattutto al Sud, nei test OCSE da parte degli studenti italiani sono un impietoso segnale negativo sulla scuola nel nostro Paese. L'Istruzione in Italia è un colabrodo che fa acqua da molti buchi, ed è vero che spesso è stato utilizzato come uno “stipendificio” (neologismo molto in voga attualmente), tuttavia nella Riforma Gelmini io non vedo un progetto in grado di risolvere i problemi, né un'idea che ponga lo studente (e non la spesa per lo studente) in primo piano.

Ho esposto nell'articolo “Manifesto per una nuova Scuola” le mie idee riguardo a ciò che la scuola, a mio parere, dovrebbe essere. Vi invito a rileggerlo e a dirmi la vostra opinione. Invito tutti quanti, studenti e docenti, ma non solo, perché il futuro non è di qualcuno, ma è di tutti. Ed è proprio per un futuro che dobbiamo lottare.

*http://www.agicoscommesse.it/writable/datiarticoli/SFocus5.htm


postato da: vanghelis alle ore 16:01 | Permalink | commenti
categoria:attualità, scuola politica
domenica, 02 novembre 2008
lavori-in-corso-2Come forse vi sarete accorti dalle date, è da un bel po' (quasi un mese!) che non scrivo articoli! Mi scuso con i lettori, ma in questi giorni sono molto occupato con la scuola.

Sono stato infatti eletto Rappresentante di Istituto e sono impegnato, con i miei colleghi, in un'importante campagna di informazione sulla Riforma Gelmini e le sue conseguenze. Rimando ad un futuro articolo le mie opinioni in merito, ma se ne volete un assaggio potete vedere questo video all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=LwqsDwuYttY.

Comunque vi posso assicurare che nella mia testa si stanno accavallando idee per molti articoli, e vi anticipo qualche argomento futuro: naturalmente la Riforma Gelmini, poi la mozione delle "classi ponte per stranieri" ideate dal Capogruppo della Lega Nord alla Camera Cota, e infine un altro articolo "filosofico" su Hegel...

Tenetevi pronti...

See you soon!
postato da: vanghelis alle ore 12:12 | Permalink | commenti (3)
categoria: